Porfiry Petrovic Rostnikov è ispettore della polizia di Mosca; ha il nome del poliziotto di Delitto e castigo di Dostoevskij.
Di corporatura massiccia (è detto “la Tinozza”), ha la gamba sinistra menomata, in seguito ad un incidente con un carro armato tedesco, durante la seconda guerra mondiale (quando è accaduto non aveva ancora 15 anni).
Ha 57 anni, è sposato con Sara, 54, dai riccioli rossi.
Rostnikov ha conosciuto Sara quando lei aveva circa 12 anni, durante le celebrazioni del settembre 1947. Lei gli aveva offerto una mela, che a quel tempo era un bene raro. E’ rimasto lontano da lei per sei anni, poi è andato a cercarla. Quando Sara aveva sposato un poliziotto, per d più non ebreo, quasi tutti i suoi familiari avevano smesso di parlarle.
Per tenersi in forma, Rostnikov fa esercizi a casa con i pesi per lui sono anche una forma di meditazione. Non ne ha molti perché non ha abbastanza posto nella credenza. Ama ascoltare musica, soprattutto blues di cantanti americane. Le cassette gli costano care, ma si tratta di uno dei pochi lussi che si concede. Anche Rostnikov, come Toby Peters, è un appassionato di gialli (altro scherzo di Kaminsky); gli piace Ed McBain.
Suo figlio si chiama Iosef. La sua ferma durante il servizio militare è stata prolungata più volte, con lo scopo di tenere una sorta di spada di Damocle sospesa sopra la testa di suo padre. E’ stato mandato in Afghanistan; al suo ritorno, ha scritto un dramma sulla sua esperienza e lo ha messo in scena, adoperandosi anche come attore.
Rostnikov lavora alla Centrale di polizia nota semplicemente come Petrovka (si trova in via Petrovka 38).
Pur essendo stato decorato per l’eroismo con cui aveva combattuto nella seconda guerra mondiale contro le forze dell’Asse, rischiando di perdere la vita oltre che la gamba, Rostnikov non ha mai manifestato il minimo zelo rivoluzionario o interesse per la politica. Tuttavia ha la fama di essere il più abile e instancabile poliziotto di Mosca.
Il desiderio di Rostnikov e sua moglie è quello di lasciare l’Unione Sovietica, ma sanno che non è realizzabile.
Nel corso dei romanzi, la carriera di Rostnikov subisce diverse modifiche (anche perché l’evoluzione dei romanzi segue le reali evoluzioni politico-sociali dell’Unione Sovietica).
Prima è stato alle dipendenze dell’ufficio del procuratore generale di Mosca, che riveste una particolare importanza (in base all’articolo 164 della costituzione dell’ Unione Sovietica), come ispettore capo; era un lavoro che dava grande prestigio e potere.
Ma Rostnikov aveva osato sfidare una volta di troppo le ire della polizia politica (KGB), ed era stato assegnato all’Ufficio Incarichi Speciali della MDV, diretto dal colonnello Snitkonoy, le cui competenze erano puramente formali. La MDV era la polizia che operava sia in uniforme che in borghese per mantenere l’ordine, prevenire e reprimere ogni genere di crimine, tranne quelli di natura politica ed economica. I crimini politici ed economici erano di competenza del KGB (Komitet Gosudarstvennoi Bezopasnosti), la polizia politica incaricata di gestire i servizi di sicurezza dello stato. Ben presto, fin da quando era un giovane poliziotto, Rostnikov aveva scoperto che a discrezione dello stesso KGB, qualsiasi crimine poteva essere considerato di natura politica o economica.
Rostnikov è attaccato a un esasperato senso della giustizia che fa a pugni con gli obiettivi dello stato. Ficca il naso dove non dovrebbe confidando di riuscire a cavarsela in ogni caso perché sa fare bene il suo mestiere.
Questi sono i colleghi di Rostnikov, co-protagonisti della serie.
Emil Karpo, tartaro, capelli radi, molto alto, magro e pallido, detto “Il Vampiro”; impassibile, severo, veste quasi sempre di nero. Ha ricorrenti attacchi di emicrania, il braccio sinistro è leggermente handicappato; è estremamente rigido, soprattutto con se stesso (va con una prostituta, Matilde Verson, a intervalli regolari); Rostnikov dice che il suo corpo si serve del mal di testa per obbligarlo ad allentare ogni tanto la tensione, a prestare attenzione anche ai suoi bisogni fisici. Raccoglie appunti di casi considerati ufficialmente archiviati su quadernetti dalla copertina nera, che tiene allineati sugli scaffali del suo monolocale. Karpo da vice-ispettore diventa ispettore. E non è il solo cambiamento per lui: finisce anche con l’innamorarsi di Matilde.
Sasha Tkach, giovane, biondo, ciuffo ribelle davanti agli occhi. Ha il grado di investigatore. Sposato con Maya, hanno una figlia, Pulcharia, più un altro in arrivo. Ama sua moglie, ma più volte non ha resistito alle tentazioni della carne. Vivono insieme a sua madre, Lydia Tkach, una vera rompiscatole.
Colonnello Aleksandr Snitkonoy, detto “Lupo Grigio”; alto e magro, capelli brizzolati. Fisicamente prestante, la sua uniforme è sempre perfettamente in ordine, con le medaglie in bella mostra. E’ scapolo. Prima dei giorni confusi in cui Eltsin si barricasse nel palazzo del Parlamento, i suoi compiti erano stati quasi del tutto formali. Ora, la Sezione Speciale è responsabile dei casi politicamente scabrosi della nuova Repubblica Russa indipendente, senza l’intralcio di nessun altro ufficio. In breve, la Sezione Speciale funge adesso da capro espiatorio del nuovo sistema di giustizia penale, ancora non ben definito.
Pankov, aiutante del colonnello; quasi nano, capelli radi. E’ goffo, confuso, con gli abiti sempre in disordine. Fisicamente c’è uno stridente contrasto tra lui e il colonnello.
Kosnitsov, medico legale. Efficientissimo e strampalato.
Dicevamo che i romanzi di Kaminsky seguono le travagliate vicende sovietiche. Così come si parlava di glasnost e di perestrojka e delle relative conseguenze (limitazioni per il consumo di alcolici), si guarda con profonda attenzione alla nuova Russia. L’Unione Sovietica è diventata Comunità degli Stati Indipendenti (Sodruzhestvo Nezavisimykh Gosudarstv). I ritratti di Lenin sono spariti dalle pareti. Leningrado si chiama di nuovo San Pietroburgo. Le autorità municipali hanno ridato al alcune vie di Mosca il vecchio nome pre-rivoluzionario. Il partito è semiclandestino, dolorante, moribondo.
I protagonisti non si chiamano più compagno tra loro. Dal tovarish si torna al gospodin.
La nuova Russia è piena di laceranti contraddizioni; c’è sia attrazione che paura verso una crescente occidentalizzazione. Arriva McDonald’s (Rostnikov vi è andato con la moglie quando lo aprirono; ha dovuto fare quattro ore di fila per entrare. Del resto, fare la fila è un modo di vita in Russia. Col passare del tempo la fila è diminuita, perché solo americani e giapponesi si possono permettere di andarvi), la pizza, i cartelloni stradali promettono lussi stranieri come Volvo, computer Sharp, 7up, M&M’s, che pochi possono permettersi. Tutto è aumentato di prezzo col libero mercato di Eltsin.
L’occhio vigile di Kaminsky ci segnala tutto questo e altro ancora.
Da sottolineare che l’ultimo romanzo tradotto in Italia risale al 1998 (Sangue e rubli, del 1996), pertanto non si tiene conto delle ulteriori trasformazioni politico-sociali della Russia; successivamente in America ne sono stati pubblicati altri 4, e ne è previsto un ennesimo per il 2008, People who walk in darkness.
Al momento in libreria è disponibile solo il primo romanzo della serie, Morte di un dissidente, pubblicato da Alacrán.
