Lewis Fonesca, di origini italiane, è piccolo (1,60), magro, stempiato, triste, un po’ sopra la quarantina.
Lavorava come investigatore per la Procura di Stato della contea di Cook, Illinois.
Si è trasferito a Sarasota, Florida, semplicemente guidando (è arrivato lì, al sole, dopo il grigio di Chicago). Ora lavora come ufficiale giudiziario per avvocati (consegna citazioni, trova persone).
E’ vedovo: sua moglie, avvocato, è morta in un incidente d’auto a Chicago, sul Lake Shore Drive. Lew è talmente ancora turbato da non riuscire a pronunciare il suo nome. [Catherine]
Perciò va da una psicanalista, Ann Horowitz, quasi ottantenne. Le porta caffé e biscotti al cioccolato.
L’amico e collaboratore di Lew è il settantaquattrenne Ames McKinney (un Gary Cooper invecchiato, secondo la definizione dello stesso Kaminsky).
Lew adora i vecchi video. Lavora solo per pagarsi da vivere, ma tutto ciò che vuole è essere lasciato in pace. La sua caratteristica fondamentale è proprio l’alone di malinconia che lo circonda, ma alla fine del secondo romanzo si inizia ad intravedere uno spiraglio di cambiamento.
Come accade per la serie di Toby Peters, i romanzi che vedono protagonista Lew Fonesca sono narrati in prima persona.
Anche in questa serie non manca la nota autobiografica di Kaminsky: attualmente lo scrittore vive proprio in Florida.
In Italia sono stati pubblicati i primi tre romanzi della serie dedicata a Lew Fonesca, tutti pubblicati da Alacrán e tutti reperibili in libreria.
