Kaminsky ci propone un detective umano, con i difetti delle persone comuni. Come i vari Poirot, padre Brown e Nero Wolfe, Toby Peters ha le sue manie, i suoi punti deboli.
Toby Peters è un eroe istintivo e ragionatore, temerario e pauroso, cinico e donchisciottesco, pieno di contraddizioni, immaturo, ironico, e proprio per questo pienamente credibile.
Affronta la vita, il lavoro e gli affari di cuore col sorriso sulle labbra.
Sembra che non riesca a prendere sul serio il suo posto in questo mondo; vive alla giornata, e cerca di prendere tutto ciò che di buono gli passa la vita.
Anche nel momento del pericolo, Toby riesce a strapparci il sorriso. La sua capacità di sdrammatizzare le situazioni più rischiose è sorprendente, le sue battute di spirito sono inarrestabili.
Il suo vero nome è Tobias Leo Pevsner; Toby invecchia con l’andare dei romanzi, la sua età varia tra i quarantacinque e i cinquanta, ma sappiamo che è nato il 14 Novembre del 1897. E’ ebreo.
Fisicamente è di altezza e corporatura media; è investigatore privato (prima però ha lavorato alla Metro Goldwin Mayer e alla Warner Brothers come guardia di sicurezza, ed è stato poliziotto a Glendale). Nei confronti della sua professione, Toby osserva: “E’ un lavoro per gente pigra con molti muscoli e non troppo cervello. Si guadagna poco e spesso si è considerati meno che ruffiani; si frequentano truffatori, ladruncoli, mogli in fuga, mariti furibondi, ubriaconi e altri sgradevoli membri del contesto sociale. La polizia ci odia, i clienti diffidano di noi e quando ci mettiamo a cercare qualcuno, il minimo che possiamo aspettarci è che speri d vederci morti. Io ho i vestiti a brandelli, un’automobile che cade a pezzi e tra poco cadrò a pezzi anch’io. Mangio da cane e prendo botte da tutti”.
Suo fratello è Phil Pevsner, più grande di tre anni, più alto, più largo. Sposato con Ruth, ha tre figli, Dave, Nate e Lucy (altro scherzo di Kaminsky: anche qui c’è una nota autobiografica. Lucy è il nome della sua figlia femmina, e anche nel suo caso è arrivata con diversi anni di distacco rispetto ai due maschi). Phil e Toby, come tutti i fratelli, hanno un rapporto di amore-odio; Phil è manesco, e Toby conserva sul corpo i segni di tanti litigi (particolarmente evidente è il naso rotto). A riguardo, Toby dice: “Con una statura media, però, il naso rotto è un pregio perché testimonia approfonditi rapporti col mondo della violenza”.
Toby Peters, come gli altri investigatori privati che lo hanno preceduto, non è simpatico ai poliziotti regolari, quelli in divisa blu: se si considera che suo fratello Phil è tenente della squadra omicidi nella polizia di Los Angeles, sarà facile immaginare che il loro travagliato rapporto proseguirà con una serie infinita di scontri.
Toby è ancora innamorato della sua ex moglie Anne (è divorziato, seguendo la tradizione classica che vuole l’eroe “solitario”); ha spesso avventure sentimentali/sessuali, ma le sue sono quasi tutte conquiste “impossibili”. A proposito del suo matrimonio con Anne, Toby commenta: “Da principio avevamo pensato che l’unione tra chi sogna ad occhi aperti e chi è dotato di un forte senso pratico fosse quanto di meglio si poteva realizzare, e per qualche anno ciascuno di noi aveva dato all’altro un po’ di quello che gli mancava ma, col passare del tempo, ad Anne i mie sogni erano piaciuti sempre meno e a me il suo senso pratico aveva provocato un grave stato di depressione”.
Toby abita a Hollywod, in Heliotrope Street, nella pensione della signora Plaut, la quale è convinta che si chiami Tony Peelers e lavori ora per una ditta di disinfestazione, ora in editoria, come scrittore di soggetti cinematografici; ha un’età indefinibile tra gli ottanta e i cento anni, è sorda, svampita, cambia continuamente nome al suo uccellino, e sta scrivendo una monumentale storia della sua famiglia.
Altre caratteristiche di Toby sono: è perennemente in bolletta; è continuamente tormentato dal mal di schiena (perciò dorme con il materasso a terra); adora i cereali, la Pepsi e le tortillas; sogna Koko il clown; ha solo due abiti (sporchi); il suo orologio da polso (del padre) non funziona (segna l’ora giusta due volte al giorno); il suo orologio da muro l’ha vinto con le gomme da masticare Beech-Nut; ha una pistola calibro 38, ma non ha mai sparato contro un essere vivente. Come automobili, ha avuto prima una Buick verde del ’34, talmente ammaccata e ricoperta a più riprese da vernice di colori diversi, da sembrare “una trovata pubblicitaria per uova di piccione ammuffite”, come dice lo stesso Toby, poi una Crosley color cachi.
Anche gli amici di Toby, nonché occasionali collaboratori, sono piuttosto bizzarri.
Sheldon Minck, dentista, detto Shelly, condivide con Toby uno studio al Farraday Building (in verità, Toby occupa un ex guardaroba). Come dentista è un vero macellaio; inventa spesso fantasiose qualifiche professionali, e il suo unico argomento di conversazione sono le malattie del cavo orale.
Così Toby descrive il suo ufficio: “Nel mio ufficio ci stavano appena la scrivania, una sedia per me e una per un cliente, anche se i clienti preferivo riceverli fuori e non solo perché, mentre passavano, Shelly cercava di intrappolarli per curargli i denti, ma anche perché gli sarebbe bastato guardarsi intorno per avere la misura del mio successo professionale….Appese al muro, la mia licenza di investigatore rilasciata dallo stato della California e, opportunamente incorniciata, la vecchia fotografia in cui mio padre stava tra me e mio fratello ancora ragazzini e ci teneva un braccio intorno alle spalle mentre, accucciato ai nostri piedi, c’era Kaiser Wilhelm, il nostro cane”.
C’è poi Jeremy Butler, poeta ma ex lottatore, gigante, calvo, sui sessanta, sposato con Alice (mastodontica ex proprietaria di una porno-stamperia artigianale; i due hanno una figlia, Natasha), il proprietario del Farraday Building, in Hoover Streer, che è costantemente occupato a ripulire il suo stabile sia dal sudiciume che dagli ospiti indesiderati che trovano riparo nel sottoscala (a modo suo vorrebbe salvaguardare la dignità di ubriaconi e vagabondi).
Gunther Wherthman è un traduttore svizzero, nano, elegantissimo; è anch’egli un pensionante della signora Plaut. Ha lavorato, nel ruolo di uno “sgranocchietto”, nel film Il mago di Oz di Victor Fleming.
Altri personaggi che appaiono di frequente sono: la cassiera Carmen del Levy’s Grill, verso la quale Toby nutre una certa simpatia, il meccanico Arnie Senza collo; il dottor Parry del County Hospital, giovane, biondo, occhialuto, che ha curato Toby innumerevoli volte; il dottor Hodgon, con il quale Toby gioca a pallamano in palestra (ma all’occorrenza si rivolge a lui anche per consulti professionali).
Kaminsky dedica particolare attenzione all’approfondimento psicologico de suoi personaggi; sappiamo tutto di loro, ci sono chiari anche i loro rapporti familiari. Ogni personaggio è un protagonista.
Le donne sembrano incredibilmente libere, sessualmente parlando, per quei tempi. Sono tutte di carattere forte, e spesso sono proprio le colpevoli.
Inoltre, i suoi personaggi veri sembrano immaginari, e le situazioni inventate paiono più che plausibili. In veste di clienti o di sospetti, Toby Peters ha modo di incontrare Judy Garland, Clark Gable, Errol Flynn, Humphrey Bogart, James Cagney, Ian Fleming, William Faulkner, Salvador Dalì, Albert Einstein, Douglas MacArthur, Al Capone, Bugsy Siegel.
Non mancano poi accenni alla guerra, alla politica dell’epoca, alle elezioni presidenziali. Nelle parole dei personaggi, si avverte un odio diffuso verso “i nazisti”, verso tutto ciò che è tedesco. L’ambientazione dei romanzi e la ricostruzione dell’epoca sono accurati e rigorosi.
Per quanto concerne la struttura narrativa dei romanzi, a volte il racconto inizia dal momento clou e poi procede a ritroso. Inoltre, alla fine di ogni episodio vengono fornite anticipazioni sulla prossima avventura.
A differenza di quelle dedicate a Lieberman e a Rostnikov, la serie dedicata a Toby Peters è scritta in prima persona: il narratore è proprio lui, Toby.
Il ritmo ha una funzione estremamente importante in questi romanzi; c’è un costante alternarsi di azione serrata, siparietti ironici, pause contemplative. In poche parole, tempi cinematografici.
Questo intreccio di cinema e letteratura ci coinvolge e ci travolge; non esiste una barriera definibile tra finzione e realtà, il linguaggio oggetto della realtà è interpretato da un metalinguaggio cinematografico, e si finisce col perdere di vista regole e confini, fantasia e verità…
Il tutto in un insieme godibile e avvincente, che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina.
Unico neo: salvo poche eccezioni (Domani è un altro giorno pubblicato da Hobby & Work, e più recentemente alcune riedizioni da parte di Einaudi, vedere la sezione Bibliografia) tutti i romanzi del ciclo di Toby Peters in Italia sono stati pubblicati nella collana Il Giallo Mondadori negli anni ’80-’90 e sono pertanto difficilmente reperibili. Occorre pertanto rivolgersi a canali di ricerca alternativi per riuscire ad accaparrarsi questi libri…ma il gioco vale la candela!
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